Grana Padano DOP: come riconoscerlo?

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Tutti lo conosciamo, tutti lo amiamo, tutti l’abbiamo usato in un’infinità di ricette: oggi parliamo del Grana Padano DOP, uno dei formaggi italiani più conosciuti (e amati!) nel mondo.

La storia del Grana Padano DOP

È da poco passato l’anno 1135, siamo nell’abbazia di Chiaravalle milanese e i monaci cistercensi hanno iniziato a espandere agricoltura e allevamenti nelle terre bonificate della pianura del Po. Nasce qui un nuovo tipo di formaggio, un cacio a pasta dura che rimane buono anche dopo la stagionatura e che la gente delle campagne chiama “grana”, per i granelli bianchi di cui è costellato.

Piano piano si diffonde sempre di più nella Pianura Padana e inizia a prendere il nome di queste terre: il “grana padano” è un formaggio che amano nobili e contadini, poveri e ricchi. E tutti lo chiamano con lo stesso nome.

Dopo secoli di produzione (sempre la stessa) nasce nel 1954 il Consorzio per la tutela del Grana Padano, e nel 1996 il formaggio ottiene dall’Unione Europea il riconoscimento di Denominazione di Origine Protetta.

Un successo lungo un millennio!

Le caratteristiche del Grana Padano DOP

Il primo modo per riconoscere una forma di Grana Padano è guardarla: è infatti contraddistinta dai marchi di origine e selezione, visibili anche nei piccoli pezzi da 500g che si trovano solitamente nel banco frigo.

La produzione avviene esclusivamente in Pianura Padana, seguendo un preciso procedimento definito nel Disciplinare.

Il risultato di questa lunga lavorazione è un formaggio naturalmente privo di lattosio, adatto quindi anche a chi è intollerante: l’eliminazione avviene gradualmente durante tutte le fasi di produzione e stagionatura. Altro elemento mancante nel Grana Padano sono i carboidrati, mentre i lipidi (i grassi) diminuiscono al crescere della stagionatura.

100 grammi di formaggio raggiungono meno di 400Kcal, rendendolo così adatto anche a chi sta seguendo una dieta ipocalorica.

Il sapore del Grana Padano e gli abbinamenti da copiare

Il Grana Padano ha un sapore delicato e fragrante, quasi burroso, molto più morbido rispetto a quello del “concorrente” Parmigiano Reggiano. Il gusto è molto simile al Trentingrana, da molti considerato una sua sottodenominazione.

Al crescere della stagionatura del formaggio sale la sapidità e si percepisce una leggera piccantezza: l’abbinamento con il vino dipende da questo fattore.

La regola generale vuole vini freschi e morbidi fino ai 16 mesi, vini rossi giovani tra i 16 e i 20, vini strutturati per il Grana Padano Riserva, con stagionatura oltre i 20 mesi. Anche per l’abbinamento con la birra vige una regola simile; di base, però, tutte le birre con una buona alcolicità e una spiccata effervescenza si prestano bene.

A livello di ingredienti, l’abbinamento perfetto è invece con il miele: miele morbido con stagionature brevi, miele più forte per stagionature più lunghe.

Come utilizzare in cucina il Grana Padano DOP

Anche in questo caso il fattore primario da considerare è la stagionatura.

Il Grana Padano DOP da 9 a 16 mesi si presta bene alla preparazione di salse e creme, perché riesce a sciogliersi molto facilmente. Puoi inoltre utilizzarlo per ricette che richiedono gratinatura o per piatti freddi leggeri.

Il Grana Padano DOP oltre 16 mesi è perfetto per condire la pasta o mantecare il risotto (grattugiato quindi), oppure come ingrediente di pizze o crostini, dove rimane croccante.

Il Grana Padano DOP Riserva (oltre 20 mesi) può essere utilizzato per le stesse preparazioni, ma il nostro consiglio è di degustarlo in purezza oppure a completamento di piatti ricercati che richiedono ingredienti di altissima qualità.

Vuoi provare una ricetta nuova? Noi abbiamo utilizzato il Grana Padano per preparare questi due gustosissimi primi piatti!

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